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Perchè comunicare per ripartire?

Dopo quasi tre mesi di lockdown, ripartire è veramente difficile. I tuoi clienti sono stati destabilizzati, anche tu e la tua azienda o attività avete subito questa situazione improvvisa e inaspettata. La produzione si è fermata per certi versi, o chi ha potuto ha riconvertito, nella speranza di poter facilitiare la ripresa post chiusura. In molti casi, tutto questo non è stato possibile e molte serrande sono rimaste chiuse.

Una Swot Analisi ( punti di forza (Strengths), debolezze (Weaknesses), opportunità (Opportunities) e minacce (Threats)), per aiutarci a capire se e come riaprire.

Partiamo dalla situazione vissuta con il lockdown e la chiusura per tre mesi cercando di rimanere abbastanza generici per capire i pro e contro che ogni azienda si è trovata ad affrontare e a dover valutare. Questa analisi contiene sia punti per le industria sia per il commercio che per certi versi coincidono

MATRICE SWOT

PUNTI DI FORZAPUNTI DI DEBOLEZZA
– Comparto produttivo solido, o negozio con clientela stabile e consolidata, possibilità di convertire la produzione
– Sito Web vetrina o ecommece
– Presenza sui Social
– Possibilità di Smart Working per i dipendenti

– Dipendenza da stati esteri per forniture o canale di vendiata estero, oppure dipendenza dalla vendita diretta al consumatore per le piccole imprese
– Sito web non aggiornato, profilo social utilizzato poco e male
– Struttura non adatta allo smart working (se trattasi di attività produttiva)
– Snellimento del comparto produttivo con una riorganizzazione, e la possibilità di convertire alcune produzioni (vedi tessile, chimico, e Wellness etc)
– Struttura più flessibile del lavoro con turni, attenzione alla sicurezza
– Miglior cura dell’immagine aziendale
– Utilizzo consapevole degli strumenti di comunicazione per fidelizzare
– Rapporto diretto con i clienti attraverso l’uso dei canali Social (Best Customer Care)
– Potenziamento dei rapporti con i forinitori e clienti del mercato interno con nuovi accordi per il rilancio
– Inserimento in assortimento di prodotti da vendere al consumatore (es. mascherine, gel, guanti, visiere, distanziatori etc.)
– Corsi a distanza
– Difficoltà rioganizzative
– Ripartenza troppo onerosa
– Adeguamento alle normative che limita la produzione e la vendita
– Chiusura da parte dei mercati esteri
– Clienti che hanno trovato alternative al prodotto o servizio offerto
– Tassazione e costi per dipendenti molto elevati che saranno difficili da coprire per diversi mesi.
– indebitamento bancario
– Cassa integrazione e aiuti statali che tardano ad arrivare.

OPPORTUNITA’MINACCE

Se potessimo analizzare caso per caso potremmo stare qui delle ore. Fatto sta che ogni azienda che si è trovata bloccata, ha dovuto fare delle scelte importanti e a seconda che vi fossero più o meno fattori positivi per la riapertura. E molte partivano di base con una struttura non adeguata ad affrontare situazioni del genere così improvvise e inaspettate.

Il negoziante o la piccola impresa

Pensiamo al negozio che vendeva prodotti generici non alimentari, che non aveva nè un sito nè una presenza web. In questa situazione si è trovato completamente tagliato fuori e da un giorno con l’altro senza avere entrate per tre mensilità, mentre bollette e costi fissi di gestinone non si son fatti mancare. Mentre chi aveva, anche se piccola, una presenza on line, o un e-commerce ha mantenuto attraverso i social i contatti con i clienti, ha inviato gli ordini tramite corrieri e ha sfruttato al meglio la comunicazione per la propria azienda.

Il parrucchiere o le palestre

Altro caso emblematico è senz’altro quello dei parrucchieri che vendono un servizio a stretto contatto con i clienti non un bene. Per loro la chiusura è stata totale e inevitabile. Questa emergenza sanitaria ha completamente congelato queste attività per più di 3 mesi e le norme per la riapertura difficilmente li faranno rialzare tanto presto. Si vedranno il fatturato dimezzato vista la riduzione della clientela dovuta alla limitazione di numero e dovranno sostenere maggiori spese per l’adeguamento degli strumenti di lavoro. Penso che per questo settore sarà più difficile che per altri almeno fino a fine emergenza.

Per le Palestre ho visto che in qualche modo sono riuscite a districarsi con gli strumenti di comunicazione e molti si sono cimentati ne far fruire i propri corsi on line con video in streaming. Ottima idea per mantenere fidelizzati i clienti che poi non vorranno essere rimborsati per abbonamenti non fruiti. Mentre per quelle poco avvezze a comunicare la ripresa risulterà più onerorsa rispetto le prime.

Considerazioni post chiusura

Una considerazione sulla situazione attuale nella struttura commerciale e industriale italiana.

Il nostro paese presenta una fortissima concentrazione di micro e piccole medio imprese, con una certa avversione alla tecnologia. Ad esempio i negozi di vicinato soffrono della concorrenza dei grossi poli commerciali e in questi decenni dove è stato evidente il boom tecnologico non si sono voluti adeguare o anche non hanno potuto farlo.

Ma posso dire lo stesso anche per le imprese industriali che non hanno investito sulla propria immagine web, in tempi di lockdown molte sono scomparse, in senso lato. Visto che l’utente costretto ad utilizzare internet come finestra sul mondo esterno, non li ha proprio visti, puff…scomparsi, mai esistiti, anche se trattasi di realtà pluridecennali…

Di conseguenza si è accentuato il divario tra imprese e i Giganti della vendita o produttivi, ma si è anche accresciuta la distanza con i propri clienti.

Sottovalutare il fattore comunicazione, li ha messi ancor più in ginocchio.

Ora se si vuole ripartire altro non resta che investire sulla comunicazione e sulla creazione di una struttura comunicativa efficacie e costante.

“Del futuro non vi è certezza” come ben sappiamo, ma dobbiamo sempre pensare al modo migliore per raggiungere sempre i nostri clienti e fidelizzarli se vogliamo vedere un futuro per le nostre attività.

Grazie per la lettura a presto con il prossimo articolo

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